Giuseppe Di Fede: un nostro medico a Milano - Orizzonti
     
 
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Giuseppe Di Fede: un nostro medico a Milano

Milano, 12/12/2009 -

«Sono nato a Piazza Armerina - dice sommessamente il dott. Giuseppe Di Fede - ma la mia famiglia è originaria di Aidone». Una città particolare, questo piccolo centro in provincia di Enna a quasi mille metri sul livello del mare; cinquemila abitanti, un centro storico bellissimo, una straordinaria terrazza che s`affaccia sulla Piana di Catania e su «Mungibeddu», il vulcano dei siciliani. Quello che quando è in eruzione dà sempre spettacolo di lava e lapilli. Nelle sere d`estate, dal belvedere di Aidone, l`Etna ce l`hai tra le mani. Sembra la testimonianza vivente di quanto autentiche siano quelle antiche stampe che raffigurano il monte  visto da lontano con alte fontane di fuoco rosso.

Da Aidone, il piccolo Giuseppe Di Fede partì ancora bambino. «Mio padre, Aurelio, era il barbiere del paese - dice, con tenero affetto, il nostro -  mia madre, Graziella Pellegrino, era casalinga. Con la mia sorellina, Maria Rosa, vivevamo coi nonni materni, Maria Lauri e Sebastiano Pellegrino. La mia famiglia, assicurandomi un totale sostegno, mi ha permesso di imparare un mestiere e avere rispetto per gli altri».

La storia dunque parte da Aidone, da un barbiere che decide di dare una svolta alla sua vita ed alla sua famiglia. Che parte, come tanti partirono tra gli anni Sessanta e i Settanta, alla volta delle città industriali del Nord. Avrà pure deluso i suoi clienti più affezionati (e sì, in Sicilia il barbiere, il medico e il macellaio non si cambiano mai) ma il barbiere Aurelio Di Fede, con quella scelta, lanciò una freccia sul futuro, E questa freccia si chiama Giuseppe.

A Milano, Giuseppe conclude gli studi dell`obbligo e si iscrive ad un corso di odontotecnici, subito inizia a lavorare, mentre ancora frequenta il corso che lo qualificherà tecnico dentista; lavora di giorno e studia la notte. Ma Milano è una grande città e a Giuseppe, ancora adolescente, lo studio e il lavoro non bastano. Ci sono gli amici, c`è lo sport, si appassiona di karatè e vince: vince anche gare nazionali.

«Anche lo sport è stato importante per me - dice - mi ha dato sicurezza, autostima, determinazione e rispetto delle regole. Raggiungere un traguardo, avere degli obbiettivi, per me è stato ed è sempre importante. Anche i miei genitori lo hanno avuto: il loro traguardo siamo stati noi figli.  Così mi hanno trasmesso il senso del dovere e la necessità di porsi, nella vita, degli obbiettivi».

L`intervista di Orizzonti, fa fermare per qualche istante il ritmo frenetico del giovane medico, ormai milanese d`adozione, e lo fa tornare indietro nei ricordi. Una pausa dolce e salutare:

«Ho avuto poche occasioni per ritornare in Sicilia e rivedere i miei zii. Il tempo era poco davvero. Ma le volte che lo facevo, ricevevo un affetto forte come se fossi stato sempre in Sicilia, come se non fossi andato mai via».

A Milano, l`alternanza tra il lavoro e lo studio, subì una pausa con l`impegno del servizio militare.

«E` vero. Ma a ventuno anni, finito il servizio di leva, ripresi a lavorare e cominciai a traguardare il sogno di diventare un dentista - il racconto è denso d`emozione, il giovane dottore ripercorre i sacrifici di quegli anni, ma ne è anche compiaciuto - Fu così che solo un anno dopo, iscritto al primo anno di medicina e lavorando sempre di giorno, iniziai a frequentare i corsi di medicina dell` Università Statale. Le mie giornate iniziavano prestissimo, per studiare. Poi andavo al mio lavoro di assistente dentista e odontotecnico e dalle 17,30 alle 22,00 frequentavo i corsi all`Università. Ma gli impegni universitari diventavano sempre più pressanti. Dovetti abbandonare il lavoro. Frequentavo le lezioni universitarie, i tirocini nei reparti ospedalieri e mi mantenevo lo studio lavorando, nei ritagli di tempo, come collaboratore per alcuni odontotecnici».

La Sicilia è terra di mare, ma Enna, la provincia nella quale Giuseppe Di Fede trascorse i suoi primi anni di vita, è l`unica a non avere neanche un chilometro di costa. Eppure i siciliani il mare ce l`hanno nel sangue e così, d`estate, sospese le lezioni universitarie: «Lavoravo presso uno stabilimento balneare della Liguria. Mettevo da parte un po` di soldi per mantenermi gli studi e mi avanzava anche qualcosa per dei momenti di vacanza con i miei amici. In quel periodo è nata la mia passione per la nautica, per le barche a vela e per il mare».

Il tempo delle vacanze è intenso ma rapidamente finisce.

«Sì, al rientro autunnale, il sogno della mia professione tornava prepotente: il tempo degli studi fu «matto e disperatissimo»; già dal primo anno di Università iniziai a frequentare anche dei corsi di omeopatia, per tre anni. La mia instancabile curiosità, mi spingeva ad iscrivermi a lezioni di agopuntura, omotossicologia, elettroagopuntura. Mi sono laureato a 28 anni, con sei mesi di anticipo sul normale ciclo del corso di studi».

Potremmo dire che, oltre ad essere un sogno, la medicina fosse per lei una vera passione!

«Sono stato anche abbastanza fortunato - racconta Giuseppe Di Fede - dopo la laurea iniziai a lavorare come sostituto di medicina generale. Prestavo servizio in diverse ASL al mattino e nel pomeriggio sostituivo i medici di base».

Ma l`amore vero della sua professione sono state le Biotecnologie.

«Concluso un corso di perfezionamento presso l`Università di Milano in Biotecnologie, mi fu offerta una piccola docenza all`interno del corso. Accettai con entusiasmo, e ci rimasi per dieci anni. I miei interessi spaziavano dalla medicina tradizionale a quella complementare, due discipline che ho fuso, per i miei pazienti, utilizzando i principi terapeutici dell`una e dell`altra a seconda delle situazioni cliniche in cui mi sono imbattuto. Mi appassionai di ipertermia oncologica e immunologia dei tumori, applicando i principi terapeutici che avevo imparato a conoscere sui malati di cancro».

C`è anche un grande incontro che ha segnato la sua vita privata.

«Dieci anni fa incontrai una donna straordinaria,  la mia attuale compagna, Paola Carassai, laureata in legge, di sicura intelligenza e notevoli capacità imprenditoriali; le ho sempre riconosciuto di distinguersi per perspicacia e intraprendenza. Dal nostro incontro è nata Elisa Maria: la nostra bambina riempie una parte di giornata, per me purtroppo sempre piccola. E` iniziata così  un`altra avventura: cercare di crescere una figlia, portando il bagaglio di esperienza accumulata e imparando a fare i genitori».

E poi nasce l`Istituto di Medicina Biologica. Una nuova sfida verso i traguardi delle terapie avanzate?

«Sono passati gli anni; il lavoro e gli interessi vanno diventando sempre più rilevanti. Con Paola qualche anno addietro abbiamo deciso di creare un Istituto nel quale raccogliere la mia esperienza professionale e quella di altri colleghi, per la cura delle malattie gravi e per le allergie. Nel settembre del 2001 fondammo l`Istituto di Medicina Biologica, dove io mi occupo della parte medica e lei si dedica a quella amministrativa e gestionale».

Come si arriva alla seconda fase: la nascita dell`Istituto di Medicina Genetica e Preventiva?

«Nel campo scientifico siamo riusciti a sviluppare metodiche diagnostiche e test di laboratorio e genetici. Fu così che nacque l`Istituto di Medicina Genetica Preventiva. Le nuove frontiere sono la prevenzione e la Medicina Genetica; per questo ho voluto ulteriormente specializzarmi in Medicina Preventiva, in Nutrizione e Dietetica clinica».

Un orientamento deciso verso la prevenzione medica e lo studio delle intolleranze alimentari.

«E` stata decisiva la determinazione della mia compagna: Paola, mai stanca e sempre alla ricerca di cose nuove, volle che sperimentassimo un nuovo test, proveniente dagli USA, per la ricerca delle intolleranze alimentari sul sangue, l`ALCAT test. I primi risultati furono incoraggianti e decidemmo di allargare il raggio d`azione in tutta Italia e portare la nostra metodica a conoscenza di medici e operatori sanitari che si occupano di alimentazione, allergia e benessere».

Adesso avete punti di riferimento in tutta Italia?

 «Abbiamo organizzato diversi seminari e work shop per gli operatori del settore, formando figure professionali capaci di utilizzare i test di medicina preventiva e delle intolleranze agli alimenti. Attualmente ci sono molti centri in Italia che utilizzano non solo l`Alcat test per la ricerca delle reazioni avverse agli alimenti, ma anche i nostri test genetici, che abbiamo messo a punto con  importanti genetisti, e che ci aiutano ad affermare il ruolo della medicina preventiva e predittiva, curando l`alimentazione, conoscendo le malattie per le quali si è predisposti e riuscendo a prevenirle».

Dalla cura delle malattie alla loro prevenzione: è questa la vostra parola d`ordine.

«La malattia è una condizione che va superata con grande determinazione dal paziente e con l`aiuto della Medicina.  Sono convinto che una vera  prevenzione e il rispetto della propria salute siano strumenti potenti per ridurre il crescente numero di malati».

 In questa Milano dai ritmi frenetici l`uomo Giuseppe Di Fede, trova ancora spazio per coltivare i suoi hobby?

«Da alcuni anni ho imparato a sciare e mi piace molto; la barca a vela per il momento è rimasta solo una passione. Ho dei volumi che descrivono tutti i modelli di scafi e vele del mondo e mi accontento di sfogliarli ogni tanto. Mi piace molto la musica classica, in particolare quella degli autori di fine 700 e inizio `800.  La moto è il mio hobby preferito dall`età di 14 anni e tutt`ora le affido ogni spostamento in una Milano sempre imprigionata nel traffico caotico. Sto imparando ad amare la montagna, grazie a Paola che l`ha sempre amata in maniera direi quasi viscerale: nei panorami alpini scorgo la poliedricità della natura, una complessità che mi affascina».

Quando si chiudono le giornate di lavoro intenso nella sua città d`adozione, il ritorno a casa è un momento di serenità!

«Abbiamo un piccolo cucciolo di Jack Russel, ogni volta che mi corre incontro è come la prima volta che lo vidi, una festa continua, una valanga di affetto! E lui che apre questa fase, ogni giorno nuova, che conclude la mia giornata:  il ritorno a casa dalla piccola Elisa».

Quali sono sogni per il futuro della famiglia Di Fede?

 «Vorrei viaggiare e scoprire nuovi paesi e diverse abitudini di vita, ma per ora il tempo non ce lo consente».

Maurizio Prestifilippo


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