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I cavalli del Bancomat

Enna, 13/04/2014 -

Con i bobcat demolivano i muri su cui erano istallati i Bancomat e li asportavano in luogo sicuro. Catturata una banda che aveva compiuto numerosi colpi alla fine dello scorso anno, numerose imputazioni anche per ricettazione e droga.

 

Dopo complesse indagini la Squadra mobile della Questura di Enna, coordinata dal vice questore dott. Giovanni Cuciti, ha catturato i responsabili di una serie di furti di apparecchiature bancomat in numerosi istituti di credito presso cui erano installati gli apparati. I ladri staccavano gli apparati dai muri su cui erano istallati con l’ausilio di potenti mezzi meccanici che venivano utilizzati per imbrigliarli e caricarli su camion.

 

Nei raid notturni la banda scagliava dei bobcat, contro le strutture che sostenevano i pesantissimi apparecchi e, una volta scardinati dalla sede, questi venivano caricati con cinghie e corde e sollevati con piccole gru su autocarri. Solo giunti in un luogo sicuro e isolato i malviventi, con l’utilizzo di fiamme ossidriche, provvedevano ad aprire i congegni asportando il denaro.

 

I colpi venivano realizzati durante le notti dei fine settimana quando i bancomat erano ben riforniti  di contante. Nelle intercettazioni telefoniche i malviventi parlavano fra di loro indicando i bancomat come: «Cavalli da ferrare».

 

Erano almeno tredici i soggetti, tutti catanesi, che si muovevano in vari centri dell’isola. Alcuni basisti locali fornivano le indicazioni sugli obiettivi da colpire e fornivano anche il supporto logistico. Otto sono gli indagati della Provincia di Enna.

 

Tra gli esponenti di spicco del gruppo si trovano personaggi come i catanesi Vincenzo Ranno e Agatino Torrisi, Michele Mannuccia, Gaetano Petralia e Carmelo Viglianesi, che costituiscono il nucleo fondante della banda. Altri delinquenti sono stati reclutati nel tempo per realizzare i colpi, che come abbiamo già spiegato, avevano localizzazioni spesso molto distanti tra loro.

 

Rilevante è stato poi il ruolo, relativo ai colpi effettuati in Provincia di Enna, dei fratelli Antonino e Giuseppe Gaetano Scaminaci, entrambi di Agira, i quali hanno assolto al compito di “referenti di zona”, fornendo un essenziale contributo nella scelta degli obiettivi da colpire e al fine di dare il necessario supporto logistico per la banda che agiva “fuori sede”. A Pietraperzia, lo stesso ruolo dei fratelli Scaminaci  è stato svolto da William Gaetano Grillo di Barrafranca e Giuseppe Di Marca di Pietraperzia.

Ecco il bilancio d’azione della banda:

All’agenzia Unicredit di Villarosa il 27 giugno scorso,  a Pietraperzia nelle agenzie delle banche “San Michele di Caltanissetta e Pietraperzia” ed “Intesa-San Paolo” rispettivamente in il 12 ottobre e il 16 novembre, tutti eseguiti asportando il bancomat dopo aver distrutto la parete con un danno complessivo pari a circa sessantamila euro.

La banda inoltre era organizzata per commettere anche furti diversi a commercinati. Infatti due colpi sono stati commessi il 28 settembre e il 21 ottobre a Canicattì ai danni dello stesso magazzino, operante nel settore di profumi e cosmetici con un danno procurato di oltre centoventimila euro.

I malviventi, abituati a tenere le norme di legge in grande dispregio, sono anche accusati della

ricettazione di numerosi veicoli rubati (autocarri, autovetture, motocicli) utilizzati per l’esecuzione dei loro furti.

Più ampio è il ventaglio delle accuse ad alcuni dei 16 arrestati, anche per via delle violazioni di cui gli inquirenti sono venuti a conoscenza durante le indagini e che riguardano il traffico e la detenzione di marijuana e cocaina.  In particolare tali addebiti sono stati formulati a carico di Antonino Scaminaci, di Tony Arcodia Pignarello e Mario Catalano Puma, di Regalbuto, trovato in possesso di oltre sei chili di marijuana.

Ecco i nomi degli arrestati, ristretti in carcere: Vincenzo Ranno, del 1966; Agatino Torrisi, del 1984; Michele Mannuccia, del 1984; Luca Nicolosi, del 1978; Gaetano Petralia, del 1979; Carmelo Viglianesi, del 1959; Federico Silicato, del 1989; tutti catanesi, e Mario Puma Catalano, del 1983, residente a Regalbuto, già ristretto in carcere per altra causa. Sono stati colpiti dalla misura degli arresti domiciliari: Giuseppe Di Marca, del 1983, residente a Pietraperzia; Filippo Scordino, catanese del 1989; Antonio Arcodia Pignarello, del 1978, residente a Regalbuto, già ristretto in carcere per altra causa; Gaetano Finocchiaro, catanese del 1982; Gaetano Scaminaci, del 1993, residente ad Agira; Antonino Scaminaci, del 1984, residente ad Agira; William Gaetano Grillo, del 1981, residente a Barrafranca; Filippo Gatto Rotondo, del 1986, residente ad Agira.


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