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Salviamo le statue dei Teatini, ne parla il dott. Galati

Piazza Armerina, 01/02/2014 -

Viene denunciato da più parti che la Chiesa  dei Teatini del XII secolo e riedificata nel 1600 giace da tempo nel degrado assoluto comprese le due statue di pietra arenaria collocate ai lati del portale esterno che rappresentano S. Andrea Avellino e S. Gaetano di Thiene provenienti dalla vicina e oggi scomparsa porta di S. Giovanni ( anticamente una delle quattro porte di Piazza Armerina ).

Da tempo la chiesa e particolarmente le due statue sono nel degrado più assoluto.

Tutto è stato tutto trascurato dagli Enti preposti alla salvaguardia tanto da fare affermare ai cittadini che parlare di Cultura e Storia  è diventata una moda dimenticando che la città ha nel suo Dna le potenzialità necessarie per sviluppare all’interno di essa quelle capacità utili al suo rilancio.

Sulla problematica ci siamo molte volte soffermati e tra questi anche il dott. Galati ex dirigente del settore e componente del comitato tecnico – scientifico dei comuni italiani siti dell’Unesco.

 Dott. Galati ci dia una sua dichiarazione sul fatto che i monumenti cittadini sono nel degrado?

“ Non è la prima volta che denunciamo questo scempio – afferma - e ancora una volta il silenzio delle istituzioni evidenziano il poco interesse che in questi anni hanno avuto nei confronti di una città come Piazza Armerina conosciuta in tutto il mondo non solo per la zona archeologica della Villa Romana del Casale, per il suo centro storico e per i monumenti.  Le due statue sono molto deteriorate e in pericolo  di distruzione”.

Oggi le statue dei due santi sono piene di erbacce ed esposte alle intemperie, alla polvere all’inquinamento.

  Ma come salvare le due statue visto che la chiesa vive in uno stato di precarietà assoluta?

 E’ lo stesso ex dirigente, ora in pensione, suggerisce che “sarebbe opportuno che l’attuale amministrazione  ponga fine a questo degrado  e si prende a carico di spostare le due statue, magari da mettere momentaneamente custodite nella Pinacoteca di via Monte e restaurarle”.

 Piero Cancarè


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