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Adesso abbracciato da Gesù

Piazza Armerina, 08/02/2013 -

Un Vescovo infaticabile e sempre presente, un costruttore di pace, ma anche un inflessibile fustigatore del male. Ecco il ritratto dell'uomo che il Papa ha scelto per dirigere l'Arcidiocesi di Monreale.

 

Mons. Michele Pennisi lascia la Diocesi di Piazza Armerina. Il Santo Padre lo ha chiamato ad un nuovo impegno pastorale  in una Diocesi bella, importante, ricca ma anche per certi aspetti difficile e nel passato al centro di dispute e discussioni. Il Papa non poteva scegliere meglio. Un uomo retto e mite, ma anche deciso. Un costruttore esperto nel recupero delle strutture ecclesiastiche, un organizzatore vicino ai giovani e alle famiglie.

Mons. Pennisi ha imposto un’impronta personale forte nella nostra Diocesi e lo farà anche a Monreale dove si dispiegherà per lui un impegno ancora più importante e complesso.

I suoi anni a Piazza Armerina dal luglio 2002 a oggi, sono stati scanditi da un infaticabile impegno a costruire una Chiesa moderna e ricca di valori; efficace nella comunicazione soprattutto tra i giovani e volta a scoprire e valorizzare talenti e carismi.

E’ stato lontano dalle suggestioni della politica con cui ha sempre realizzato un rapporto di collaborazione improntato a rispetto e distacco; ha compresso le inquietudini del clero facendo scelte di novità sempre calibrate e senza mai creare stravolgimenti inopportuni.

Ha messo al centro della sua pastorale i valori, ma anche la comprensione delle diversità, delle fragilità dei figli, ai quali ha sempre indicato la strada della misericordia e della carità. Raramente nelle sue parole si è sentita l’indignazione. Di tanto in tanto ha sferzato i politici per la vanità delle loro azioni e ha fustigato il distacco dai problemi della gente. Ha ridotto al minimo il gioco dei corridori della Curia e i rimbalzi tra le diverse sagrestie.

E’ stato prodigo invece di incoraggiamenti e di sostegno alle comunità ecclesiali; al volontariato cattolico ed ha avuto sensibilità anche verso il volontariato laico.

Ha compreso subito le particolari diversità delle Città della sua Diocesi e a Gela, che ha sempre considerato come la maggiore delle emergenze, per l’inquietante degenerazione della vita civile e sociale, ha rivolto una straordinaria attenzione che si è estrinsecata negli anni, fino a farlo diventare un simbolo di riscatto, ma anche un censore inflessibile dell’ipocrisia e del malcostume, della degradazione delinquenziale corruttrice dei giovani, del disprezzo dell’uomo che in quella Città ha toccato punte di orrore.

Le fiaccolate, le lettere pastorali agli uomini politici e alla scuola, l’animazione della vita parrocchiale e degli oratorii, sono tutte tappe di un disegno lento ma inflessibile che mirava a ricongiungere a Dio la grande comunità che gli è stata affidata.

E’ stato un Vescovo Mariano in una Città e in una Diocesi profondamente legate a Maria. Gli occhi buoni di Maria SS. Delle Vittorie hanno conquistato il suo cuore. L’amore devoto per la vergine dalle dita affusolate e i capellucci ricci del suo bambino in braccio, si riflettevano nella sua figura composta di Capo della Chiesa piazzese.

Non la dimenticherà mai. Adesso sarà al cospetto del Cristo Pantocratore nella sua nuova Cattedrale. C’è arrivato per intercessione della Madre e a Lei conserverà gratitudine e amore.

Mons. Michele Pennisi ha lasciato un segno nella terra di Piazza Armerina e nel cuore dei suoi cittadini. I fedeli l’hanno capito lentamente, i giovani se ne sono subito impadroniti; gli ultimi, i deboli, gli emarginati, i puniti della società, ne hanno avuto grande vantaggio.

A Piazza e nella Diocesi rimane intatto il suo sogno, che ha costruito lentamente come un puzzle e che ancora è lungi dall’essere completato. Il suo successore se ne gioverà grandemente e potrà, se vorrà, continuare in un solco già tracciato, magari correggendo il tiro su qualche errore che, come tutti coloro che sono chiamati ad incarichi di responsabilità, il nostro presule avrà pure commesso. Sarà adesso la Storia a giudicarne l’azione. Ma siamo certi che, anche quando il tempo avrà attenuato le emozioni, il giudizio sarà fortemente positivo e il ricordo, per le generazioni che lo hanno avuto pastore, lusinghiero.

Maurizio Prestifilippo


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