Ciao, come stai? - Orizzonti
     
 
  HOME Redazione Pubblicità Contatti   Sabato 16 Dicembre 2017  
 

Tutte le News
Cronaca
Politica
Economia
Cultura
Società
Sport
Eventi
Spettacolo
Tempo Libero
Coming Soon
I nostri editoriali
I nostri consigli
Le nostre interviste
Galleria Fotografica
Video
Links
Giornale
Rss
 
Le Città degli Erei
Piazza Armerina
 
News

Ciao, come stai?

14/03/2013 -

C’è un rituale al quale tutti partecipiamo, così ripetitivo che anche i criceti, nella loro breve e frenetica vita, mal sopporterebbero, accade una ventina di volte al giorno: «Come stai?», «Bene, grazie e tu?», «Bene, bene!»

L’unica variante però è davvero fantasiosa: «Come va?»,

«Bene», la consueta risposta, ma i più arditi e gli amanti del pericolo azzardano: «Non c’è male».

Telefonate, incontri, appuntamenti e riunioni, ciascuno di noi si relaziona con alcune decine di persone al giorno e lo scambio verbale è sempre preceduto da questa domanda tanto precisa, impegnativa e compassionevole quanto patetica.

Obbligatoriamente formale e falsa è la risposta.

L’insieme domanda-risposta diventa un "convenevole" che il vocabolario così qualifica: conveniente, opportuno; ciò che è conveniente, ragionevole; manifestazioni usuali di cortesia.

I risvolti comici e grotteschi di questo "atto di cortesia" dimostrano la grande duttilità e la trasversalità di questo semplice "botta e risposta" che si usa ormai indifferentemente con il commercialista, con il vicino, ma anche con il mobiliere e, a volte, con il proprio partner.

«Buongiorno dottore, come sta?», e quello, seduto su uno scatolone con il telefono in mano mentre i facchini del Tribunale eseguono il pignoramento, risponde «Tutto bene, e lei sta bene?».

Oppure: «Ciao amore, come va?», e lui ineccepibile ma impegnato in un incastro sessuale con la migliore amica di lei. «Va benissimo, cara!».

Ma perché conviene, da "convenevole", manifestare uno stato di benessere? E poi, è della natura umana lo star bene senza sfumature? Forse anche Aurobindo dopo venticinque anni di clausura e meditazione manifestava qualche problemino.

Se facciamo la prova a rispondere invece di un "Bene" deciso, un "Va benino, ho qualche problema", già l’interlocutore sbarella, esita, si stranisce, può rimanerci male e pensare che sei maleducato e che di sicuro porti male. Disorientato al massimo risponde: «Alla fine tutto si aggiusta dottò» e lì bisogna essere bravi e guardare senza essere visti per scoprire con quanta naturalezza si tocca ciò che ha sempre a portata di mano.

Se facciamo la prova a rispondere decisamente: «Va male!» il nostro interlocutore, a meno che non sia un familiare, un amico intimissimo o lo psicanalista, avrà una "rimozione istantanea", una sordità a comando senza rewind e proseguirà nella conversazione senza batter ciglio.

Se rispondiamo che "Va male" ai nostri genitori o ai nostri figli, capiremo veramente cosa significa "stare male": ci spaccheranno ciò che, come prima, è sempre a portata di mano con la costanza e la continuità del più brutto, ostinato ma peggiore, psicanalista freudiano.

Quindi non ci si può esimere dai convenevoli e non conviene dichiarare il malessere dello spirito.

Per i malesseri fisici è un’altra storia, quelli si tollerano, si dichiarano e contribuiscono pesantemente, tradotti in chiacchiere o sms, a formare il fatturato delle compagnie telefoniche.

Eppure, ognuno di noi, abitanti di piccoli paesi, sa tutto, e, se non lo sa, umilmente, capisce tutto.

Da una sola parola trasmessa dalla cornetta del telefono siamo abituati a tradurne il tono e a classificarlo: tono esaltato, depresso, ansioso, incazzato, distratto. Qualcuno capisce e ti risponde anche a cose che volevi dire, e che non hai detto. Se alle informazioni vocali si aggiungono quelle visive, i movimenti facciali, la postura, la gestualità, a quel punto nulla sfugge, e senza bisogno di essere studiosi di programmazione neurolinguistica, siamo in grado di capire tutto, anche la meta della vacanza non programmata che avverrà tra ventisei anni.

Ci portiamo dentro, per tutto il giorno, questo bagaglio di emozioni altrui che unite alle nostre si spalmano come una crema di stress, da qualche parte, nella mente. Come se somatizzassimo la nostra sodomizzazione insieme a quella altrui: un’orgia dolorosissima.

Ma la convenienza non è un’emozione.

Lo stato d’animo è una variabile, non si possono identificare esattamente "lo star bene" e "lo star male".

Il computer con cui sto scrivendo pare abbia sedici milioni di colori, mica ci stanno soltanto il bianco e il nero. E voi, di quanti e di quali colori state?

Riccardo Di Stefano


visualizza la news stampabile in PDFVersione PDF stampabile Condividi questa news su FacebookCondividi su Facebook  Indietro

 

 

Links Utili
Orizzonti on Facebook
 
Orizzonti - Edizione online del periodico Orizzonti.
Testata giornalistica registrata con il n. 45 del 6 ottobre 1983 del Tribunale di Enna. Direttore Responsabile dott. Maurizio Prestifilippo

Via Roma 65 - 94015 Piazza Armerina - e-mail: info@orizzontierei.it